Letteratura e centri di potere nell’Impero Romano: il principato giulio-claudio

Il mondo della letteratura latina della prima metà del I secolo d.C. si scontra inevitabilmente con l’età d’oro di Augusto e di Mecenate. Questo periodo fu caratterizzato da un programma culturale ben definito, al quale i poeti aderivano per genuina riconoscenza a d Augusto. Egli pose fine al cruento periodo delle guerre civili, evento che dilaniò la penisola italiana e la città di Roma. Poeti come Virgilio e Orazio composero i capolavori della letteratura latina, oltre a codificare le strutture, sia nei contenuti che nella forma, dei generi letterari utilizzati. Il poema epico di rifirimento diventò l’Eneide, non più il modello greco omerico o alessandrino. La rivoluzione fu di portata epocale nel mondo romano, sempre pronto a strizzare l’occhio al mondo ellenico. 

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Ritratto di Augusto, Monaco di Baviera

La morte del padre della patria, nel 14 d.C., unitamente alla scomparsa di Mecenate, interruppe improvvisamente il connubio tra centro di potere e letteratura. Principi come Tiberio o Claudio, sebbene istruiti dai migliori maestri e tutt’altro che estranei alla poesia e letteratura, non ebbero mai l’ambizione di ricreare un programma culturale definito, anche genericamente, attorno al proprio regno. L’unico che ebbe un’attenzione particolare alle vicende culturali del proprio principato fu Nerone, ma, purtroppo per lui, gli storiografi successivi, Tacito e Svetonio in primis, dimentichi del conflitto civile, da loro mai vissuto, e avversi per motivi politici alla figura di questo imperatore, fecero un dipinto terrificante dell’ultimo principe giulio-claudio.

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Ritratto di Nerone, Musei Capitolini

Nerone tentò una rinascita della stagione classicista della letteratura e dei suoi temi, di cui ci resta ben poco, tra cui Ilias Latina, un piccolo poemetto di un migliaglio di versi esametri, che si prefiggeva di narrare le vicende omeriche, di grande fortuna nel Medioevo, dove anche letterati illustri non erano in grado di leggere il greco. L’istituzione dei Neronia, gara quinquennale di canto, fu un’altra iniziativa interessante, tenendo conto del loro carattere pubblico e spettacolare. 

Il gusto per gli agoni poetici pubblici sopravviverà a Nerone: la dinastia successiva, quella dei Flavi, farà largo uso di queste manifestazione, anche se con un indirizzo totalmente avverso a quello neroniano.

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