La Grande Roma dei Tarquini

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Roma ha mai avuto un Re?            

Nel periodo estivo è stata inaugurata ai musei Capitolini una mostra sulla “Roma dei Re”. Ora, tutti conosciamo la storiella sui 7 Re di Roma, a cui periodicamente se ne aggiunge un ottavo, per alcuni Totti, per i più datati Falcao;ma Roma, la città Aeterna, ha mai avuto anche solo un Re nell’antichità? Scopriamo cosa ne pensavano gli antichi a riguardo..

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo partire, neanche a dirlo, dalla Grecia. Un giorno, un aristocratico di un’antica ed eminente famiglia fu “spintaneamente” invitato a lasciare Corinto, dove i brutti e cattivi Cipselidi, altra famiglia della città, aveva preso il potere. Il nostro novello Odisseo, di nome Demarato, prese una piccola nave di legno, caricò su di essa i suoi averi e tre artigiani, e salpò per l’Italia. Dopo un lungo viaggio, passando per lo stretto siciliano e l’isola di Ischia, la nave approdò sulle coste di una terra ricca e temuta dai greci: Tarquinia.
Gli anni trascorsero tranquilli, il vecchio Demarato trovò moglie ed ebbe un figlio. Il giovane era poderoso: il mix perfetto tra l’intelligenza e la diplomazia ereditata dal sangue greco, e la forza e astuzia appresa nella maestosa etruria. Ebbe la migliore istruzione che la città poteva garantirgli, congiuntamente all’addestramento sia nell’arte che nella pratica militare, nella quale eccelleva facilmente. Egli sentiva tutto questo, e divenne ambizioso. Ambizioso di un posto prestigioso nella comunità, di una magistratura o del comando di un gruppo di uomini. Tutto questo però si scontrava con le regole della vecchia e nobile terra di Tarquinia, che prevedeva questi onori solo a un Etrusco purosangue, e non ad un figlio, rispettato certamente, ma di un commerciante greco. La morte del padre Demarato accelerò l’inevitabile, e il giovane, ormai divenuto uomo, decise d’impeto di lasciare l’Etruria per prendersi quello che la sua brama di potere richiedeva, radunando un gruppo di uomini e partendo alla conquista di una sua città, in cui avrebbe potuto veder appagate le sue ambizioni. vaso chigiL’esercito scese seguendo la linea della costa, approdò vicino Veio, attraversò un antico ponte ligneo, costruito per superare “IL” violento fiume italico, e diede battaglia alla città che incontrò. Lo scontro fu virulento ma dall’esito mai incerto. Quell’uomo, un etrusco con sangue greco, aveva finalmente conquistato con le proprie mani una città degna del suo valore: per rendere onore alla sua nuova patria abbandonò il nome etrusco. Il neo Re si chiamò Lucius, ma mantenne il ricordo della città natia, fondando la sua famiglia proprio col nome di quest’ultima.

Il nuovo Re si sarebbe chiamato Lucio Tarquinio Prisco, e la città su cui regnava era l’antica Roma, la Roma dei Re, quella che gli storici moderni soprannomineranno “La Grande Roma dei Tarquini”. La grandezza di Roma iniziò così.

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2 pensieri riguardo “La Grande Roma dei Tarquini

  1. che bella questa storia quella di Tarquinio Prisco…
    conoscevo il suo nome studiato a scuola ma non la sua Storia

    Allora perche non fare una paginetta anche a Taquinio il Superbo?

    e Servio Tullio e Tullo Ostillio e Anco Marzio e Romolo e
    Numa Pompilio il mio preferito, un sacerdote pacciocone rotondo
    che Pitagoga gli ha insegnatio di nascosto la tabellina pitagorica diventando
    il miglior statista romano, dicendo di lui: ” ma come fa? non sbaglia mai?…”

    quasi quasi cambio il nome ai miei 7 nani in giardino
    e gli metto sotto i nomi dei 7 Re di Roma … ^__^

    Tarquinio Prisco lo cambio con Mammolo
    Dotto con Numa Pompilio? ….si si lo faccio

    ciao

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